Affitti un immobile? Calcolo l'imposta con cedolare secca (21% o 10%) e la confronto con l'IRPEF ordinaria, così vedi subito il regime più conveniente.
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Richiedi una consulenzaSe affitti un immobile puoi scegliere fra due strade: tassare il canone con l'IRPEF ordinaria, sommandolo agli altri redditi, oppure optare per la cedolare secca, un'imposta fissa che sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo sul contratto.
L'aliquota è del 21% per i contratti a canone libero e scende al 10% per i contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa. Questo strumento calcola l'imposta con la cedolare e la mette a confronto con l'IRPEF, così vedi subito quale regime conviene nel tuo caso.
Inserisci il canone mensile che incassi e scegli il tipo di contratto, libero o concordato. Poi indica la tua aliquota IRPEF marginale — cioè lo scaglione su cui cadrebbe questo reddito in più: 23, 33 o 43% — e le addizionali locali.
Il confronto è fatto con criterio: nella tassazione ordinaria il canone entra per il 95% del suo importo e viene aggiunto circa l'1% di imposta di registro a carico del locatore, che con la cedolare invece non si paga.
Canone di 600 € al mese, cioè 7.200 € l'anno, contratto libero. Con la cedolare secca al 21% paghi 1.512 €. Con l'IRPEF, ipotizzando un'aliquota marginale del 33% più il 2,5% circa di addizionali, la tassazione sul 95% del canone vale circa 2.430 €, a cui si aggiungono circa 72 € di registro: in totale circa 2.500 €. Il risparmio con la cedolare è di circa 990 € l'anno.
Il risparmio cresce al crescere dell'aliquota marginale: chi si trova nello scaglione del 43% ha un vantaggio sensibilmente maggiore.
Sostituisce l'IRPEF e le addizionali sul canone, l'imposta di registro e l'imposta di bollo sul contratto di locazione e sulle relative proroghe e risoluzioni.
L'aliquota ridotta è prevista per i contratti a canone concordato stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa e negli altri casi individuati dalla normativa, secondo gli accordi territoriali fra le associazioni di categoria.
No: chi sceglie la cedolare rinuncia alla facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone, compreso l'adeguamento ISTAT, per tutta la durata dell'opzione.
Quasi sempre conviene a chi ha un'aliquota marginale elevata, mentre il vantaggio si assottiglia con redditi bassi. Va anche considerato che il canone tassato con cedolare resta comunque rilevante per alcuni parametri, come l'ISEE.
Questo strumento dà una stima informativa e non sostituisce una consulenza personalizzata.